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Youth Leadership School: tra passato, presente e futuro

La settimana tra il 18 e il 24 luglio, presso l’Adriano Olivetti Leadership Institute di Ivrea, si è tenuta la Youth Leadership School: una settimana di full immersion nel mondo della leadership adattiva, di cui il MARKETERs Club Torino è stato Media Partner

Cominciando con una definizione, esercitare leadership significa direzionare un gruppo fornendo, allo stesso tempo, ordine e protezione ai suoi componenti, seguendo un purpose, un obiettivo – da “pur”, fuoco sacro in greco, qualcosa che nasce dentro di sé e va alimentato. 

Soprattutto, però, abbiamo scoperto che si può esercitarla in moltissimi contesti! Il primo che viene in mente è quello aziendale, con i gruppi di lavoro che sempre di più diventano necessari per trovare sinergie e nuovi equilibri, ma gli insegnamenti possono essere applicati in qualunque contesto vi sia un figura di autorità – anche in contesti informali!

Olivetti MARKETERs Club

Una volta compreso quanto sia ampio il campo di applicazione, ci siamo addentrati nella distinzione che è diventata il fil-rouge del corso: quella tra problemi tecnici e problemi adattivi. I problemi tecnici sono quelli che incontriamo tutti i giorni, sono facilmente definibili e, dunque, risolvibili – spesso da figure come esperti, istituzioni, autorità, ecc. I problemi adattivi, invece, sono molto più complessi da definire!

Questo accade perché, spesso, le persone ignorano l’esistenza di queste sfide, evitano il lavoro necessario a risolverle (la cosiddetta work avoidance), oppure hanno per oggetto temi molto divisivi, determinando la formazione di fazioni, di sotto-gruppi, che rendono il lavoro ancora più difficile. In questo tipo di problemi, però, tutte le persone coinvolte hanno la responsabilità di collaborare per risolverli, evitando allo stesso tempo di valutare una sfida adattiva come un problema tecnico – questo porterebbe a sottostimare l’entità del problema e quindi, di fatto, a non risolverlo interamente!

Nell’arco di questa settimana insieme ci sono state molte conversazioni sulle dinamiche in un gruppo, sui modi in cui è meglio esprimersi, sull’assenza di giudizio, e sulla comunicazione all’interno di un conflitto. A questo riguardo, è sempre bene ricordare di fare 4 passaggi fondamentali per risolvere la discussione in modo completo:

  • fatti: la prima cosa da cui bisogna partire, ciò che sta succedendo, su cui non è possibile controbattere – sono elementi oggettivi;
  • emozioni: generate dai fatti e dai comportamenti delle persone intorno a noi, spesso influenzate dal nostro passato e dai nostri trigger, da ciò che ci fa scattare;
  • bisogni: collegati a noi stessi, di cosa avremmo bisogno per stare meglio o sentirci a nostro agio?;
  • richieste: collegati all’esterno, sono il risultato più evidente e concreto di quei bisogni.

Le discussioni e i conflitti però, come ben sappiamo, possono prendere pieghe inaspettate, quindi può sorgere spontanea una domanda: questo va fatto in tutti i casi? La risposta è no. Un conflitto adattivo, spesso e volentieri, si evolve in questo modo:

Ciò che è importante è che il conflitto rimanga nella zona di apprendimento, infatti:

  • se rimane nella zona di conflitto, le persone non ascoltano più, rimangono solo sulla difensiva o attaccano in modo insensato;
  • se rimane nella zona di comfort, le persone non sono d’accordo tra loro ma il conflitto non viene portato a galla, perdendo un’occasione di crescere;
  • rimanendo nella zona di apprendimento, è comunque una zona spaventosa, di disagio, ma, allo stesso tempo, è una zona produttiva in quanto le persone riescono ancora ad ascoltare le controparti e a rispondere a modo.

Un ultimo concetto che crediamo possa essere rilevante è quello della scoperta dei propri trigger. All’interno di un gruppo, per conoscere meglio il contesto in cui si agisce, bisogna prima conoscere al meglio sé stessi: i propri privilegi come individui, i ruoli che si interpretano (ad esempio io sono un figlio, un cittadino, un collega, uno studente – anche se ancora per poco), i legàmi che abbiamo con chi ci circonda, i propri valori, e così via. 

Una volta compiuta questa “auto-analisi” è possibile capire più facilmente quali sono i nostri trigger, i nostri campanelli d’allarme, ovvero ciò che per noi è importante, che ci tocca nel profondo e che fa accendere in noi quel fuoco sacro di cui sopra. Alcuni esempi sono questi:

Per noi è importante conoscere cosa “ci accende” anche per proteggerci dai 4 modi in cui gli altri membri di un gruppo possono sfruttare queste informazioni, che dall’esterno possono essere molto più evidenti di quanto pensiamo:

  1. attacco: semplicemente, attacco diretto verso un’altra persona su un certo tema;
  2. marginalizzazione: attacco indiretto verso una persona specifica, ad esempio “Dai, si sa che Mario ha una prospettiva diversa su questo tema, quindi non dovremmo ascoltarlo”;
  3. personalizzazione: meccanismo finalizzato a portare la colpa del conflitto di un gruppo su una persona specifica, a causa della sua prospettiva verso un certo tema;
  4. seduzione: meccanismo che consiste in un complimento falso verso una persona specifica per spingerla a proseguire il suo operato in qualcosa e, soprattutto, non in qualcos’altro; ad esempio “Vai, vai, continua pure a usare il tuo tempo per fare questo, lo fai così bene! Non preoccuparti di quell’altro, ci pensiamo noi.”

 

Questi sono solo alcuni degli argomenti di cui si è parlato in tutta la settimana! Gli altri temi toccati sono stati i rapporti di potere, la differenza tra ambizioni e aspirazioni, i modi in cui si può intervenire nel gruppo, la differenza tra osservare le cose a distanza e l’esserci dentro, e molto altro. 

Sia per la grande varietà del programma sia per il bellissimo contesto della fabbrica Olivetti in cui si è svolta la School ringraziamo di cuore gli organizzatori del progetto Stefano Zordan e Silvia Manducchi, Co-Founder dell’Adriano Olivetti Leadership Institute, e i moderatori del progetto, Nariman Moustafa e Garrett Obrycki

 

Alla prossima!