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Diventare influencer: esiste la formula perfetta?

influencer che parla al megafono e attira persone dentro cellulare tramite social network

L’abbiamo chiesto alla Professoressa Sabrina Bonomi, docente del Corso di Laurea Triennale di E-campus per diventare influencer, in occasione del prossimo evento di sabato 5 dicembre del MARKETERs Club Torino, il MARKETERs Generation: SWIPE UP – Into Creators’ Life.

Era il 2019 quando E-campus annunciò l’apertura di un nuovo curriculum all’interno del corso di Scienze della Comunicazione. I giornali scrissero molto di quella che sembrava la nuova “Università per influencer” e al telegiornale abbondarono i servizi. Ma di cosa si tratta esattamente? Ci siamo tolti una volta per tutte la curiosità, facendo direttamente due chiacchiere con la Prof.ssa Sabrina Bonomi, docente del corso. Diventare influencer non si è rivelato poi così tanto semplice.

L’intervista

Professoressa-Sabrina-Bonomi

Prof.ssa Sabrina Bonomi

 

 

Buongiorno Professoressa, parlo per conto del MARKETERs Club Torino e siamo molto soddisfatti di poterle porre qualche domanda. Io mi sono presentata ma, per iniziare, ci dica qualcosa su di lei. Qual è il suo percorso e cosa insegna all’interno della facoltà?

“Io oggi sono un Professore associato di Organizzazione Aziendale e insegno alcune materie collegate, sia ai corsi della Triennale, sia in presenza che in una telematica, in una specialistica e al Master; come docente non mi faccio mancare niente. Sono stata per 16 anni Manager nel profit e 10 anni Project Manager nel non-profit. Esercito ancora la libera professione perché comunque mi piace abbinare la parte teorica, quindi di ricerca, agli aspetti operativi: vengo dall’azienda e non riesco a starne lontana”.

 

Questa facoltà è già nata in Spagna Presso l’Università Autonoma di Madrid (UAM) nel 2018. È vero che voi siete i primi in Italia? Com’è nata questa idea?

“Sì, siamo stata la prima università per influencer in Italia. Nelle strategie di mercato c’è chi parte come pioniere e chi segue come follower. Anche noi, avendo tante partnership in giro per il mondo, abbiamo visto questo corso e deciso successivamente di aprire la nuova facoltà. Così facendo abbiamo dato una risposta a questo bisogno inespresso dei giovani di diventare influencer affacciandosi a questo mondo in maniera strutturata.

Credo che il fatto che E-campus sia un’università telematica e privata non sia secondario: infatti, tutto si è potuto sviluppare molto più velocemente, mentre le università pubbliche hanno degli iter molto più lenti da questo punto di vista”.

 

Ricordiamo tutti la grossa quantità di notizie e articoli che uscirono intorno all’ottobre 2019 in merito al via di questa nuova Laurea Triennale. Non tutti i pareri erano però positivi e incoraggianti. Cosa ne pensa di chi vede questa facoltà troppo teorica e non abbastanza pratica?

“Innanzitutto, ti ringrazio per questa domanda. Per come la vedo io la parte pratica c’era già, gli influencer c’erano anche prima del nostro corso di laurea. Se si vuole rinnovare, è importante colmare ciò che manca. Io credo che in molti degli influencer mancasse invece un substrato culturale, quindi una base teorica, soprattutto per gli aspetti di un’organizzazione.

Quando un’innovazione nasce generalmente è per l’intuizione straordinaria di qualcuno: tutti gli imprenditori hanno visto ciò che gli altri non vedono. Dico questo perché quando sono nati i primi influencer, è stata di sicuro una novità in ambito comunicativo e di marketing; oggi ce ne sono tanti, sta diventando una professione ma non possiamo pensare che tutti abbiano successo. Come nel calcio: mille bambini si allenano, ma non tutti diventano Maradona, Ronaldo, Ibrahimovic…
In questo senso noi abbiamo ritenuto di dover dare una formazione teorica, un approccio tecnico e una base applicativa. Insegniamo come ci si struttura in una grande azienda, perché di fatto questo vuol dire diventare influencer.

Non si tratta solo di aver avuto un’idea innovativa iniziale valida ma ci devono essere tutte le caratteristiche per far diventare questo talento un’attività lavorativa vera e propria”.

Mettersi in mostra tutti i giorni e attirare persone tramite il web non è così semplice come si può pensare. Voi insegnate le materie più teoriche per questo mestiere ma quali sono secondo lei i tratti caratteriali per diventare Influencer? E quanto conta la fortuna?

“Più che di tratti caratteriali io parlerei di non technical skill, quelle competenze appunto non tecniche ma necessarie. Nel caso specifico del content creator io ci vedo la capacità di parlare in pubblico, saper lavorare in team, sapersi organizzare con le altre aziende e con il suo staff e saper prendere delle responsabilità. Inoltre, credo che sia importante leggere i cambiamenti per riuscire a coglierli ma anche anticiparli. Si tratta di essere qualcuno con la capacità di elaborare i dati e avere un pensiero critico. Oltre al fatto ovviamente che per diventare influencer bisogna saper comunicare, non soltanto in pubblico ma anche con le singole persone: essere empatico, cogliere il punto di vista dell’altro, sapersi relazionare. Parliamo alla fine di caratteristiche che hanno tutti gli imprenditori innovatori, competenze che vanno bene anche per tutti gli altri lavori.

Per quanto riguarda la fortuna, non ci credo molto. Sono più dell’idea socratica dove la buona sorte non è qualcosa che ti arriva dall’esterno ma è già nell’anima, quindi si tratta di costruirla. Poi, certo, essere al momento giusto nel contesto giusto aiuta ma se non lo sai cogliere allora ci guadagnerai poco. La fortuna a mio avviso ce l’abbiamo tutti, è questione di saper intercettare quello che va bene per noi e poi metterlo a sistema per farlo fruttare nel tempo”.

 

Ormai ogni giorno spunta un nuovo content creator sui social ed è difficile starci dietro. Secondo alcuni studi di Neuromarketing, la nostra attenzione sta diventando sempre più scarsa e diventa complicato per il nostro cervello processare sempre più informazioni. Non pensa che il mondo degli influencer sia già saturo? Qual è il futuro di questa strategia di comunicazione?

“Tutti i mercati hanno lo stesso andamento: innovazione, sviluppo e maturità. Quando si arriva all’ultimo punto bisogna trovare qualcosa di nuovo per ricominciare il ciclo, altrimenti c’è il declino.
Non credo che siamo già nella fase satura, perché è vero che abbiamo tante informazioni e facciamo fatica a starci dietro ma è anche vero che gli influencer non si rivolgono a tutti i target, quindi sta a noi discernere e seguire solo quelli che vogliamo. Chi vuole diventare influencer deve continuare a leggere i segnali e a cogliere le opportunità: questo mestiere vivrà ancora se saprà rinnovarsi e adeguarsi al mercato in evoluzione. Altrimenti sarà una professione che muore come tante altre”.

 

La modalità di vendita all’interno della società è cambiata molto soprattutto con l’arrivo dei social e il loro massiccio utilizzo attuale. Perché secondo lei un’azienda dovrebbe investire sull’influencer marketing?

“Perché è un nuovo modo di comunicare ed è uno dei tanti canali di comunicazione. Le aziende hanno sempre dovuto scegliere a seconda del target a cui si rivolgono e al periodo storico: cartelloni pubblicitari, giornali, radio, TV, i social network e oggi gli influencer. Essendo un canale di comunicazione non è detto che debba essere l’esclusivo. Anzi, dalla mia esperienza posso dire che tutti usano dei mix. L’impresa deve scegliere una persona che sia coerente con la propria immagine e reputazione esattamente come si sceglieva la rivista o il canale televisivo”.

 

Cosa vorrebbe dire ai nostri lettori e a chi vuole intraprendere questa strada per diventare influencer?

“Direi quello che direi a chi vuole intraprendere una qualsiasi strada. Vorrei lasciare un ABC con quattro punti fondamentali.

In primis amore per se stessi e per quello che si fa. Spero che le persone possano inseguire la strada che amano perché non si svolge davvero bene un lavoro se non è quello piace (o se non si riesce a farselo piacere).

Il secondo elemento è la bellezza intesa come fare bene il proprio compito, quindi anche in trasparenza e correttezza. Tutto questo al fine di lasciare un segno positivo in quella che è la propria professione.

Poi ancora la coerenza. Se non si è veri, non si è davvero armonici con quello che si pensa e che si fa. Le persone prima o poi lo percepiscono e l’incoerenza si paga, in modo ancora più forte quando si fa un lavoro collegato alla comunicazione.

Per ultimo, ma non per importanza, il coraggio di essere ciò che si è. Parlo anche del coraggio di cambiare le regole o di innovare, come gli influencer che hanno fatto qualcosa di nuovo. Io lo apprezzo sempre, perché quando è il momento di cambiare bisogna farlo, non si può rimanere immutabili in un mondo che cambia intorno a noi”.

 

Il Club ringrazia ancora la professoressa per averci dato questa opportunità di dialogo. Per approfondire il tema dell’influencer marketing ricordiamo l’appuntamento del 5 dicembre con il MARKETERs Generation: Swipe Up – Into Creators’ Life, a cui potete iscrivervi tramite questo link.

 

Autore Caterina Guarini