Blog

Il Marketing a servizio della cultura – Parte I

Il settore artistico e culturale va ben oltre il restauro.

Questo è il punto di partenza  dei tre incontri nell’ambito del seminario di formazione  “Marketing e strategie del patrimonio artistico e culturale”, organizzato dalla Provincia di Treviso.

marketing patrimonio artistico e culturaleÈ un segnale positivo che l’esigenza di affrontare questo tema nasca da un ente pubblico: dimostra che forse l’ideologia comune sta finalmente cambiando. Spesso si dice che l’Italia sia il cuore del patrimonio artistico e culturale mondiale, ma non dobbiamo pensare che si valorizzi da sé. Il successo di patrimoni artistici esteri, anche più modesti, dimostra che con la comunicazione ci si gioca tutto.

Lunedì 6 ottobre, il Dott. Damiano Aliprandi, Coordinatore Area Ricerca della Fondazione Fitzcarraldo, ha parlato di una realtà ancora poco conosciuta: i distretti culturali, ovvero una rete in cui il patrimonio culturale deve dialogare con il territorio coinvolgendo operatori culturali diversi.

Il Dott. Aliprandi ha evidenziato, inoltre, due aspetti fondamentali se si parla di valorizzazione della cultura nel legame con il territorio: la sostenibilità e il campanilismo.

La sostenibilità è essenziale in un progetto di implementazione e recupero culturale, se si pensa alle risorse sempre più limitate che le istituzioni pubbliche hanno a disposizione. Tuttavia questo non deve abbattere gli animi perché è molto più difficile trovare un’idea vincente che renderla sostenibile: l’unico limite è la creatività.

Damiano Aliprandi Fondazione FitzcarraldoIl campanilismo è ricollegato al tema dei distretti culturali, poiché questa attitudine a credere che il proprio patrimonio artistico sia il migliore, in ciascun paesino, e sia meritevole di essere visitato con successo per il mero fatto di esistere, porta alla morte di tutti i tesori artistici del nostro territorio. È necessario unire le forze e le idee per offrire al visitatore una fruizione complessiva, varia e dinamica di ciò che il territorio può offrire, partendo dall’educazione della cittadinanza locale all’accoglienza. Quest’ultimo aspetto, infatti, spesso viene ritenuto marginale, ma è ciò che fa la differenza.

A tal proposito, l’incontro si è concluso con un caso pratico come spunto per riflessioni personali:

A Torino era stata compiuta un’azione di recupero di un quartiere degradato mediante il coinvolgimento di artisti e la collaborazione degli abitanti stessi. Pochi anni dopo, nel quartiere Borgo Filadelfia, nella stessa città, viene riproposta un’attività molto simile: artisti sono stati chiamati a dipingere con murales le serrande di una via degradata del quartiere. Quest’azione, tuttavia, ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, con non poco stupore da parte degli organizzatori. I problemi sono stati di tipo burocratico, di informazione e di organizzazione, ma l’errore più grande è stato uno: nessuno, in quel quartiere, aveva chiesto una riqualificazione della via. Nessuno aveva parlato con gli abitanti per capire di cosa avessero davvero bisogno e se vedessero di buon occhio questa iniziativa. È mancata, dunque, la comunicazione e, in particolare, la spinta propulsiva che giustificasse l’azione.

Il dottor Aliprandi ci ha lasciato con molti spunti di riflessione, che sono stati ripresi anche dal dottor Bollo e dalla dott.ssa Gariboldi nei due incontri successivi, di cui vi parlerò nei prossimi articoli.

Alessandra Musso