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Effetti e trend del COVID-19 sul settore turistico

Migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, smart working.Nell’anno 2020, imprese turistiche, tour operator, agenzie di viaggio e Travel & Tourism in toto hanno subito una vera e propria paralisi del mercato.  

La crisi del settore turistico, causata dalla pandemia COVID-19, ha avuto un effetto domino su tutti gli altri ad esso strettamente legati quali l’industria dei trasporti, quella alimentare, quella delle comunicazioni e della vendita al dettaglio.  

Un rapporto dell’UNWTO (Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite) e della Conferenza sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD) ha rilevato che l’impatto economico generato dalla pandemia di COVID-19 è stato di circa 4.000 miliardi di dollari, il settore turistico vale il 10% del PIL mondiale. 

Nel 2021 per il settore è iniziata una leggera ripresa, i viaggi internazionali rimangono bassi dopo più di 20 mesi dall’inizio della pandemia e l’UNWTO prevede che il turismo internazionale non tornerà ai livelli pre-pandemia prima del 2023 dal momento che la ripresa dipenderà, principalmente, dall’applicazione globale dei vaccini COVID-19.  

Tuttavia, ad essere colpiti nel corso di questa pandemia, seppure con intensità differenti, sono stati anche i fruitori che, oltretutto, hanno dovuto cambiare le abitudini, le modalità e la propensione all’acquisto di viaggi. 

Nel corso dell’emergenza sanitaria si sono sviluppate nuove esigenze da parte della clientela, una nuova ricerca di prodotti e nuovi trends che il lato professionale del settore non può trascurare. 

Si richiedono: 

  • la ricerca di politiche di cancellazione più flessibili, che permettano all’utente finale di prenotare, modificare o cancellare la propria vacanza; 
  • le certificazioni di salute e sicurezza, dunque requisiti fondamentali sono l’aumento delle tecnologie contactless per ridurre l’interazione fisica e la disinfezione delle aree, e inevitabilmente, come conseguenza, un miglioramento dell’assistenza clienti lungo la customer journey; 
  • una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale. 

    L’ufficio si smaterializza e si abbandona all’Open Space

    L'ufficio si abbandona all'Open Space, Workation  

    Tra i target, il segmento più forte è rappresentato dai nativi digitalmillenials e generazione Zi quali sono alla ricerca di luoghi che offrano esperienze a tutto tondo.  

    Un nuovo target, che si è affermato nel corso della pandemia, è quello che vede come protagonisti i lavoratori in smart. 

    Corre l’obbligo di sottolineare che lo smart working è diffuso negli Stati Uniti da almeno un decennio e in Italia è stata necessaria una pandemia per implementarlo. 

    Tuttavia, dopo averla riconosciuta come alternativa valida, in stato di emergenza, è stata adottata sia da grandi aziende sia da piccole e medie industrie che dal settore pubblico.  

    Da questa tipologia di lavoro da remoto sono emersi molteplici vantaggi sia per i lavoratori (migliore concentrazione nelle attività lavorative, maggiore responsabilizzazione dei risultati, maggiore efficienza, maggiore equilibrio tra vita privata e lavorativa) che per le imprese (riduzione dei costi e vantaggi in termini di risultati ed efficienza), motivo per cui,  è un modello che viene mantenuto e sarà mantenuto al di là delle restrizioni. 

    Lo smart working, proprio per la sua natura ibrida che mescola impegno, flessibilità e modalità di lavoro in termini di luogo, ha incrementato in un primo momento la tendenza al south working e dopo al workation. 

    Il south working è un fenomeno che è iniziato nella primavera del 2020 e consiste nel trasferimento al sud per svolgere l’attività lavorativa da remoto, come se si fosse seduti nel proprio ufficio a Torino ma in realtà ci si trovasse in Sicilia e risulta sicuramente un input per il meridione che potrebbe avviare un percorso di valorizzazione dell’economia territoriale. 

    Ma il trend globale che più si è affermato e che ha creato un nuovo target è il workation. 

    Il termine anglosassone deriva dalla fusione delle parole ‘’work’’ e ‘’vacantion’’ ed è una tendenza che si è affermata nella prima estate successiva alla pandemia. Il workation permette di coniugare la vacanza al lavoro col vantaggio di non vedersi ridurre le ferie. 

    South working e workation rendono il lavoro fluido e forse sono stati i sogni nel cassetto di moltissime generazioni già prima della pandemia: il desiderio di fare un tuffo tra una riunione e l’altra, la possibilità di andare in kayak prima di una call o, ancora, l’opportunità di poter esplorare una nuova città subito dopo l’orario lavorativo.  

    Gli smart worker alias nomadi digitali o remote workers, nuovo target del mercato turistico, sono liberi di lavorare dove vogliono ed è per questo motivo che oggi i responsabili del settore creano soluzioni su misura. 

    Non è un panegirico dell’eremitaggio poiché in molte località ambite per il workation -come Holidu, Bucarest, Istanbul, Barcellona- sono moltissime le aree adibite agli spazi di coworking (spazi di lavoro condivisi con altri lavoratori indipendenti).  

     

    Il nuovo scenario è Green 

     

    La  pandemia oltre a permettere l’implementazione e l’affermazione di questo modello di lavoro, ha reso le mura domestiche sempre più strette per gli smart worker che, non appena hanno potuto, si sono dati al south working e al workation. 

    Tali fenomeni, legati dalla pandemia, hanno fatto emergere la necessità di ritrovare un rapporto con la natura e la voglia di esplorarla, coerentemente alla crescita di interesse per la sostenibilità ambientale e la tutela dell’ambiente. 

    Il conseguente sviluppo del turismo è dunque sostenibile, green e  locale.

    Quando parliamo di ‘’locale’’ non possiamo non citare la staycation, termine coniato dalla fusione tra ‘’stay’’ e ‘’vacantion’’ letteralmente ‘’vacanza fatta in casa’’ e cioè della vacanza trascorsa all’interno del territorio nazionale, un modo per riscoprire i luoghi vicini che ha riscosso molto successo durante questa crisi sanitaria, divenendo un vero e proprio trend. 

    È come se grazie alla pandemia ci fossimo tolti di faccia quel velo di Maya che ci impediva di fare esperienza del circostante e di realizzare quanto l’ufficio ci allontanasse da noi stessi e dalla natura dopo e prima le ore di lavoro.  

    Questo ha permesso ai responsabili del settore e ai fruitori, di ripensare metodi, processi, modalità, tempi e di trovare nuove soluzioni.  

     

     

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    Articolo di Alessia Di Giacomo