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Come si fa Personal Branding? Ce lo spiega Scandellari

Essere famosi significa essere trovati

Così inizia l’incontro Personal Branding e Reputazione tenuto mercoledì 12 Novembre presso la sala del consiglio del Comune di Ferrara, da Riccardo Scandellari, fondatore, assieme a Rudy Bandiera di NetPropaganda, e organizzato da InformaGiovani, portale informativo dedicato ai giovani e al mondo del lavoro.

Personal Branding 1

Quattro ore per esplorare il mondo del “fare personal branding” sfruttando il potere dei social network e del blog, studiare i risultati che si possono ottenere da una buona gestione strategica dei profili e, per concludere, qualche veloce tip per la scrittura di un blog-post efficace.

Prima di occuparsi direttamente di personal branding, però, tanto le aziende quanto le singole persone devono fare i conti con una realtà ormai innegabile:
la comunicazione online (ma anche offline) è cambiata.

Non si è più di fronte ad un modello di comunicazione top down eil ruolo delle agenzie di comunicazione è sempre più marginale, gli intermediari vengono sempre più eclissati, nasce così un’esigenza di contatto sempre più diretto, sia tra utenti, sia tra utenti e aziende.

Le persone sono fondamentali, prosegue Scandellari, e l’interazione diretta, oggigiorno, rappresenta un elemento chiave tanto per le aziende di successo quanto (forse soprattutto) in situazioni di crisis management.
Avere in mano tutti gli strumenti per la gestione immediata dei problemi può aiutare un’azienda che sta affrontando una difficoltà ad ottenere risultati meno negativi di quanto potrebbe ottenere non intervenendo in modo diretto.

E non sapersi adeguare a questo cambiamento, definito epocale, significa perdere occasioni irripetibili.
Cogliere le opportunità che il mercato offre rappresenta un salvavita; avere budget elevati non serve a nulla se non si investono negli strumenti adatti.

Online, la reputazione e la trasparenza o ve la fate voi o ve la fanno gli altri

Tutto quello che fate, scrivete e comunicate servirà per il vostro successo personale.
Lasciare che altri definiscano ciò che tu sei è un errore che può avere effetti irreparabili online, dove tutto viene condiviso in tempo reale e non può essere cancellato.

“Fare personal branding significa valorizzare le proprie competenze, capacità e passioni”, continua Scandellari. Ciò che conta è la capacità di riuscire a trasmettere un’immagine che sia unica e convincente, coerente con la propria identità. Oggi creare contenuti di valore, interessanti, coinvolgenti per essere cercati e creare un network, ormai è un mantra:
“Content is the King!”

Ma come si fa?

Bisogna scegliere.
Volete creare una rete relegata alle amicizie o costruita sotto un profilo professionale?

Si parte dalla strategia
Quali obbiettivi vuoi raggiungere?

Porsi degli obiettivi per la propria presenza online è il punto di partenza:
sapere cosa si vuole ottenere, quali risultati si vogliono raggiungere e quali strumenti si vogliono utilizzare è la base del personal branding.

Bisogna essere verticali, scegliete su quale competenza volete investire il vostro lavoro: quella sarà l’immagine che gli altri vedranno di voi e deve essere la migliore e più coerente possibile.

Saper gestire la propria immagine è un investimento per cercare di sostenere la propria crescita professionale

Sono tre i modi citati da Scandellari per gestire il proprio personal branding:

  1. Web reputation: secondo una ricerca Adecco del 2013, ben il 77% dei recruiter dopo aver fatto un colloquio con un possibile candidato compie ricerche su Google per reperire informazioni aggiuntive. I profili social sono quindi vere e proprie fonti per le aziende: avere un profilo trascurato o poco serio o, nel peggiore dei casi, non essere presente sul web trasmette un’immagine negativa della persona. A tal proposito, Riccardo Esposito, sul suo sito mysocialweb riporta un chiaro esempio di come la cura del proprio profilo sia fondamentale per la gestione della propria immagine.
    Non essere presente può significare solo due cose: avere qualcosa da nascondere o essere poco empatici (elementi che di certo non fanno la gioia delle agenzie di recruitment!).
  2. Lo scopo professionale: saper gestire l’immagine on line significa che è il lavoro che ti viene a cercare. Una presenza efficace sul web fa si che digitando il nome di una persona, questo apparirà nelle serp: essere presente tra i risultati significa riuscire ad essere visibile.
    Facciamo chiarezza: sui social ci si presenta con una strategia passiva, su Google invece si appare come risposta ad una domanda e, di conseguenza, ad un bisogno.
    Per essere trovati la strada migliore è una sola: avere un blog e offrire qualcosa!
  3. L’influencer: raggiungere questo status presuppone di saper gestire il proprio profilo ottimizzando le due fasi precedenti. Ciò che distingue un influencer da tutti gli altri è l’estrema bravura nel comunicare: tale capacità è confermata da migliaia di persone che lo seguono, prendendolo come punto di riferimento. Il pubblico che riesce ad ottenere è così vasto che  sono le aziende che decidono di entrare in contatto con lui, cercando di sfruttare la sua reputazione e di agganciarsi alla sua immagine.

Ciò che accomuna queste tre strade sono gli strumenti: profili social curati, blog aggiornati, contenuti, network. Il successo on line non può prescindere da questi quattro elementi che devono essere migliorati in funzione dell’immagine che si vuole costruire. 

L’immagine fa tutto

Per chi aveva partecipato al Marketers Day 2014 forse era già chiaro!
La costruzione dell’immagine passa attraverso piccoli ma essenziali step:

  • La foto: saper scegliere l’immagine con cui rendersi visibili sui social è importante: avere un’immagine non consona anche al tipo di social network significa essere invisibili. Ricorda di evitare che le immagini siano: piccole, sovraesposte, non nitide o sciocche;
  • Il nome: il tuo nome è il tuo marchio.
    Bisogna saper essere riconoscibili, avete omonimi?
    Scegliete un nickname!
  • La bio: pensate veramente che i recruiter leggano tutte le vostre qualifiche ed esperienze?
    Date valore alla vostra bio da inserire sui social network! Sbagliare questa significa non essere visti; anche in questo caso, coerenza e verità. La bio deve:  essere sintetica, essere professionale e contenere parole chiave.

Fare personal branding significa trovare il giusto equilibrio tra engagement e professionalità.

Sono tanti gli esempi di personaggi e aziende più o meno note che cercano di catturare l’attenzione degli utenti con la pubblicazione di contenuti sempre più interattivi e accattivanti, ma non bisogna mai perdere di vista il proprio ruolo. Riuscire a conservare la propria reputazione deve essere più importante di una generazione di contenuti giornaliera ma priva di valore e significato.

Personal Branding 2Vuoi generare tanto engagement? Allora comunica banalità, “Di solito i gattini funzionano” , cit. Riccardo Scandellari.

Vuoi essere professionale? Approfondisci l’argomento, entra nei dettagli, dai un tono serioso.
Attenzione però, in questa maniera ti seguiranno in pochi.

Cerca di essere simpatico e serioso allo stesso tempo, dimostra di conoscere approfonditamente l’argomento senza essere noioso, sii molto verticale, ma non troppo, trova il giusto mix.

A conferma di tutto ciò, Scandellari ha pensato bene di presentarci un esempio in carne e ossa: sì, proprio lui, Rudy Bandiera.
Con più di 27 mila follower su Twitter rientra fra i primi 10 personaggi più noti on line del 2014 d’Italia. Scrive nel suo blog dal 2007 e la sua prima regola è essere se stesso in tutto quello che fa e produce.

Brevemente ci ha illustrato il suo bellissimo percorso caratterizzato da risultati straordinari ottenuti grazie a strategia e furbizia.
Direttamente dalla Google è stato contattato per presentare la #GoingGoogle, aumentando esponenzialmente così la sua visibilità già affermata.
Nello stesso anno, ha partecipato da dietro le quinte, sottolinea, al Giro d’Italia nel nuovo progetto #StorieDalGiro per poter dare un diverso punto di vista a chi, non sportivo come lui, non interessa affatto il Giro d’Italia, e mettendo così in evidenza un’altra caratteristica che dovrebbe avere ogni influencer: la trasversalità.

La credibilità e la reputazione sono un valore monetizzabile e può essere percepito dall’esterno come aziende e/o clienti

Un’altra occasione per accrescere la sua popolarità gli è stata offerta da Nokia.
Chiamato ad Abu Dhabi per presenziare al lancio di nuovi prodotti nel mercato, ha seguito l’evento con un immancabile live-twitting anche se non molto a favore di Nokia, spiegandoci che mantenere la credibilità dei propri follower è un punto fondamentale soprattutto nel mondo dei social.

Infine, come non parlare del “colpo di genio” dell’anno.
Dopo aver distrutto l’auto in un incidente stradale non si è perso d’animo e ha usato i suoi tanto amati social per provare a rimediare: con l’ hashtag #UnaMacchinaPerRudy invita le case automobilistiche ad aiutarlo.
Rudy chiama, Mercedes risponde: una Smart brandizzata in regalo per 1 anno. (Potenti questi social, eh?)

Ciò che è emerso dall’incontro, quindi, è l’importanza della gestione del social media e della comunicazione online come strumento per costruirsi un’immagine di valore:
il blog, Google+, Linkedin, Twitter e Facebook sono l’essenza del personal branding e sono necessari per essere cercati, trovati e apprezzati.

Fai della tua passione il tuo lavoro.

Personal Branding 3

Dopo una breve introduzione su ciò che è il personal branding e sulle sue potenzialità per avere successo online, seguirà un prossimo articolo con alcuni consigli tecnici su come sfruttare al meglio questi social network.

Stay tuned..

Ambra Bedendo
Francesco Emiliani
Laura Occhi
Riccardo Buson