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Parlare in pubblico: I quattro pilastri della comunicazione

robin williams

Parlare in pubblico è una delle fobie che più tormenta le persone, la seconda subito dopo l’aracnofobia. Presentarsi davanti ad un audience ed esporre sembra essere un problema che affligge molti potenziali relatori.
Palmi sudati, braccia irrigidite, gambe che tremano, battito cardiaco che accelera e temperatura del corpo che aumenta, questi sono i sintomi che bisogna affrontare, identificare e placare.

#LaTrevisiatreviso è l’ironico hashtag usato per il corso di formazione di Public Speaking tenuto da Francesca Trevisi, giornalista, speaker coach del TedxPadova 2015, membro del Consiglio di Amministrazione della Banca di Credito Cooperativo di Piove di Sacco e ospite dell’ultimo corso organizzato dalla Marketers Academy.

La giornata dell’11 Luglio ha visto un un pubblico di oltre 100 ragazzi presentarsi alle porte di Came (sede dei corsi MARKETERs Academy), pronti ad affrontare un corso di 6 ore. Nonostante il caldo e l’afa il pubblico, composto da neolaureati ma anche da molti studenti, ha rinunciato ad una giornata al mare per imparare i segreti che si celano dietro ad uno speaker carismatico e coinvolgente.

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“Dovete calibrare il vostro pubblico”
Tre gli strumenti forniti dalla Trevisi e quattro i pilastri fondamentali per modellare un comportamento, una presentazione e un discorso che siano efficaci e dinamici.
Per diventare bravi oratori prima di parlare bisogna saper ascoltare e osservare i migliori speaker, dal loro tono di voce alla postura. Una volta appreso lo stile da utilizzare si ricorre alla parte pratica, mettendosi alla prova in quante più occasioni possibili per raffinare la tecnica, ed infine si deve saper accogliere i feedback. Quest’ultima parte, sebbene si svolga alla fine del discorso, è molto critica e fondamentale per potersi migliorare, le giustificazioni infatti ci portano a chiuderci in noi, mentre un buon relatore deve saper gestire anche le critiche.

I quattro pilastri della comunicazione

Non basta scrivere un bel discorso

Audience

Prima di pensare a ciò che vogliamo dire dobbiamo focalizzare la nostra attenzione verso il pubblico, studiarlo, capirlo e vederlo come reagisce alla nostra presenza.
Nel momento dell’esposizione bisogna ricordarsi su cosa si vuole esporre, cosa ha spinto le persone a venire a sentirci e cosa si aspettano di trarne dal nostro discorso.
Accogliete i vostri ascoltatori a braccia aperte stabilendo un contatto visivo non solo con le prime file, ma anche con le persone sedute agli estremi e in fondo, fatevi vedere attenti nei confronti di tutti e rendeteli partecipi.
“Fategli fare cose.”

Il Mezzo

La tecnologia non è nostra amica, nel momento del bisogno vi abbandonerà. Per non farvi cogliere impreparati prendevi d’anticipo e andate a controllare la location, gli strumenti tecnici, le luci e testate i microfoni fino a poco prima di salire sul palco.
Prepararsi a dover parlare senza gelato o senza slide, con le luci sbagliate, in un’aula calda o con ostacoli presenti tra voi e la platea vi darà modo di continuare noncuranti dei possibili problemi tecnici.

Il Presentatore

Un buon relatore confida nel suo corpo, infatti il 55% di ciò che l’audience ricorda è non verbale. La fisiologia e l’atteggiamento sono ciò che saltano all’occhio, prima ancora di parlare la postura e lo stato d’animo avranno già dato modo al pubblico di farsi un’opinione (anche sbagliata) della persona che hanno di fronte.
Il 38% che rimane è paraverbale, ovvero il suono della voce del relatore. Il tono (alla James Bond) è fondamentale per farsi sentire sicuri, per apparire decisi e per coinvolgere il pubblico. Solamente il 5% è verbale e focalizza effettivamente sul contenuto del messaggio. Sebbene l’aspetto verbale sia l’ultimo delle fasi da considerare, la voce con la sua intonazione, volume e ritmo è strumento necessario per ammaliare l’audience.
I nostri canali per apprendere, infatti, sono tre, i V.A.K. ovvero visivo, auditivo e cinestesico e devono essere attivati negli spettatori.
Presentarsi sicuri di sé, voce autorevole da Agente 007, stato d’animo e fisiologia che inducano ad un comportamento desiderato sono fasi indispensabili che precedono lo speech. Non solo per relazionarsi con gli altri, ma prima di tutto per convincere se stessi, la voce è uno strumento potente per autoconvincerci e prepararci caricandoci positivamente prima di salire sul palco. Le parole inducono uno stato d’animo e questo si riflette nel nostro comportamento.

Il Messaggio

Due sono i concetti da tenere in considerazione: il tempo e ciò che vogliamo dire.
Un discorso per essere efficiente e travolgente deve rispettare le tempistiche predefinite e soprattutto deve essere concreto e chiaro. Iniziate pensando quale sia il messaggio che volete trasmettere, cosa volete dire e il perché. Se riuscirete a convincere prima di tutto voi stessi sarà facile esporre il vostro messaggio anche agli altri.
Non utilizzate parole tossiche come “no”, “non” e “problema”, fate in modo di iniziare ponendo al vostro pubblico una domanda alla quale potranno solo rispondere di sì, rendetelo partecipe ed utilizzate racconti, statistiche, elenchi (in gruppi di tre) e metafore.
Infine vi è una struttura del discorso che deve seguire una scaletta ben precisa: inizio, racconto, riepilogo e call-to-action. Il pubblico deve tornare a casa con in mente l’idea di fare qualcosa, perché un’esposizione potrebbe venir dimenticata ma, come per la postura, anche attivare gli spettatori e renderli partecipi farà sì che essi si ricordino dell’esperienza e che siano invogliati a continuare ad informarsi.

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