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COFFEE BRAND ITALY: EGGUP, ROMPERE IL GUSCIO PER TROVARE IL TALENTO

Ogni giorno, feriale e non, ognuno di noi è impegnato ad ampliare il proprio curriculum: studiando, lavorando, partecipando a corsi e conferenze, viaggiando. Ogni esperienza, oltre ad arricchire il profilo LinkedIn, consente di acquisire o rafforzare le nostre competenze più svariate, che si tratti di contabilità o lavoro di squadra, neurochirurgia o flessibilità…Ma un momento, cosa c’entra il saper collaborare con i propri colleghi con la conoscenza dell’anatomia o delle norme tributarie? Ad un primo sguardo poco, ma, osservando bene, tutto. Sì, perché nel mondo del lavoro di oggi non basta più essere competenti nella propria area, cioè cosa si sa fare (le cosiddette hard skills), ma soprattutto come si sanno gestire queste competenza, cioè come lo si fa (soft skills).

L’interdipendenza tra competenze “dure” e “morbide” è sicuramente ciò su cui chi cerca lavoratori oggi punta di più l’attenzione, e non a caso: nel mondo iperconnesso di oggi non basta più essere dei professionisti altamente qualificati nella propria mansione ma incapaci di adattarsi a un ambiente di lavoro composto da altri individui con competenze e personalità differenti.

È stata proprio questa situazione che ha ispirato due giovani ingegneri di Roma, Pietro Testa e Cristian De Mitri, a fondare Eggup, una startup che attraverso il proprio sito permette a chiunque di svolgere un test che delinea la personalità lavorativa, evidenziando tramite un algoritmo proprietario le soft skills che spiccano.

 

Abbiamo raggiunto al telefono Cristian De Mitri, che ci ha raccontato con entusiasmo del progetto.

  • Ciao Cristian, tanto per cominciare, perché Eggup? Cosa c’entrano le uova?

Per noi l’uovo è una metafora della zona di confort in cui ognuno di noi si trova a suo agio, ma al di fuori della quale stanno, oltre alle difficoltà naturalmente, tutte le opportunità per crescere, muoversi e portare avanti le proprie idee.

  • Come vi è venuta in mente l’idea?

Eggup nasce dalla nostra esperienza passata maturata nella consulenza IT per il settore della difesa, un ambito in cui spesso si incontravano delle eccellenze con competenze tecniche differenti ma sicuramente verticali, ed è lì che notai che non basta mettere insieme individui talentuosi e preparati ai fini della buona riuscita di un progetto. In seguito, con altri miei colleghi ingegneri cominciammo un progetto di startup nel settore biomedico, ma di nuovo, pur avendo messo insieme persone sicuramente qualificate, mi resi conto che il coinvolgimento nel progetto non era uguale per tutti, quindi mi chiesi: quali aspetti intervengono per far funzionare un lavoro di squadra? Quindi abbiamo partecipato al concorso acceleratore d’impresa TIM WCAP, ed eccoci qui.

  • Come funziona Eggup?

Eggup lavora con un algoritmo proprietario che abbiamo sviluppato in collaborazione con esperti di psicologia e basandoci su una grossa mole di ricerca scientifica. Chiunque può sottoporsi al test e tracciare il profilo delle proprie soft skills. Da qui le aziende possono selezionare la forza lavoro che cercano conoscendone già le caratteristiche salienti che spesso non risaltano da un curriculum.

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  • Come vi adattate alle diverse aziende?

Eggup è uno strumento messo nelle mani di chi ha già un know-how nelle risorse umane, è quindi una specie di Telepass che facilita il riconoscimento delle competenze più consone a ogni tipo di azienda. In particolare è uno strumento utile per capire se a un’azienda convenga, ad esempio, cercare risorse esterne per rafforzare una squadra, oppure puntare sulla formazione dell’organico esistente.

  • Come descriveresti il vostro modello di business?

Lavoriamo nel B2B, quindi i nostri clienti sono le aziende che si affidano a noi per lo scrutinio del personale attuale e potenziale, o che acquistano la licenza per usare il nostro software. Siamo particolarmente sensibile all’accessibilità dei nostri pacchetti anche per le imprese più piccole, e ci rivolgiamo a tutti quelli che lavorano nelle risorse umane: formatori, direttori HR, manager, selezionatori e via dicendo. Siamo inoltre noi a cercare i nostri clienti con un approccio fatto di scouting e contatto personale. I nostri concorrenti, poi, sono soprattutto all’estero, specie a Londra.

  • Qual è il livello di importanza dato alle soft skills in Italia al momento?

Oggi in Italia sono soprattutto le grandi aziende dalla mentalità più internazionale a riconoscere il valore delle soft skills, e noi ci siamo inseriti proprio dove queste aziende avvertivano una mancanza di uno strumento per misurare oggettivamente queste competenze.

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  • Qual è il vostro margine di miglioramento?

Al momento il nostro prodotto è in una fase avanzata, più che altro quindi dobbiamo raccogliere più feedback possibili per orientare bene la nostra strategia. In questa fase noi stiamo “accendendo i motori” e oltre a noi due soci fondatori abbiamo quattro ragazzi che si occupano del marketing e della grafica, oltre a vari business angels e consulenti esterni, specie scientifici. Dobbiamo puntare molto su comunicazione e marketing per far sentire che ci siamo.

  • Domanda quasi obbligatoria: quali sono i vantaggi e gli svantaggi del sistema Italia per una startup come Eggup?

Gli svantaggi sono quelli purtroppo noti: processi legali e burocratici lenti e macchinosi e difficoltà di acceso al credito, è qui dove i nostri concorrenti esteri sono più favoriti. I vantaggi sono che comunque il livello di innovazione portata avanti dalle startup in Italia è molto alto, possiamo dire poi che la soft skill delle startup italiane è la determinazione e il sacrificio a restare con la volontà di lavorare per fare del bene qui da noi.

  • Ultima domanda: qual è il rapporto di Eggup con il mondo dell’università?

Siamo in stretto contatto con le università, in particolare abbiamo sperimentato Eggup alla LUISS dove siamo riusciti a dimostrare che, in un lavoro di gruppo nel corso di marketing, le squadre assemblate usando l’algoritmo sono state più efficienti nella conduzione del progetto, a detta di studenti e docenti. È quindi un ambito molto interessante in cui vogliamo sperimentare ancora.

  • Perché no, anche a Ca’ Foscari e con il Marketers Club…

Certamente! Avendo frequentato da ragazzo la Scuola Navale Morosini, torno a Venezia sempre molto volentieri!